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27/08/2017 | 11:47

Prosegue il viaggio di Davide: un'altro estratto dal suo diario in cui racconta i chilometri percorsi da Copenaghen verso la Svezia, facendo tappa a Boras.


Il viaggio di Davide fa tappa a Boras


Dal Mondo. Mi sono svegliato senza fretta, con la giusta carica per a percorrere i chilometri che separavano Copenaghen da Goteborg, in Svezia, la settima nazione toccata nel mio viaggio.

A meno che non si voglia prendere un traghetto che mi porti direttamente in Norvegia, attraversare il ponte che collega la Danimarca alla Svezia è l'unica opzione per proseguire: percorrerlo costa 54 €. 16 chilometri per 54 €. 3,38 € a chilometro, 34 centesimi ogni cento metri, potrei continuare con i centimetri e i millimetri, ma ci siamo capiti, no? Sarà uno dei ponti più belli al mondo, ma per quel prezzo vado da Lecce a Bologna e mi danno il resto.

È una bella sensazione attraversare il cartello di benvenuto in una nuova nazione: un quadrato azzurro con delle stelle gialle posizionate in cerchio e al centro il nome del paese; è un po' meno bello quando cinquanta metri più avanti la polizia ti chiede di accostare, di scendere dall'auto e rimanere in disparte fino a che la perquisizione non sarà terminata. Due poliziotti e un cane hanno controllato tutto, dal parasole agli pneumatici, dai sedili all'interno del cambio. Per quanto possa seccarmi, la verità è che un uomo sui trenta, solo, con una chitarra, in un'auto mezza rotta, con il cofano adibito a letto, è lo stereotipo dell'utilizzatore di qualche sostanza, se non proprio del trafficante; ci sta, quindi, che mi controllino. So di essere pulito, ma quella patina di dubbio che qualcosa di strano possa accadere c'è sempre e sono attimi di un nervosismo che, seppur in maniera leggera e superficiale, è presente.

Il viaggio riprende e, nonostante la pioggia, le distese di verde che riesco a vedere sono mozzafiato. C'è verde in abbondanza, c'è verde dappertutto, quel tipo di distese che ti fa domandare dove sia accumulata tutta la gente. Ovvio, nelle città, a Goteborg per esempio.

Lo ammetto, con la Svezia sono partito con il piede sbagliato: prima il ponte, poi la dogana, poi la pioggia, ma girovagare in città alla ricerca inutile di un parcheggio gratuito non mi ha certo aiutato.

Quel poco che avevo visto dal finestrino non mi aveva entusiasmato e, scazzato per l'assenza di un parcheggio neanche in periferia, ho deciso di non fermarmi a Goteborg e di proseguire.

Da grande intenditore della Svezia ho scelto la prima città che suonava bene lungo la strada per Stoccolma e mi sono fermato a Boras.

Niente male la cittadina, si può parcheggiare senza problemi (capirete che al momento era la mia prima esigenza), il centro è interessante e ben curato; mi ha colpito il murales che decorava due facciate di un edificio e rappresentava il volto di Nobel all'interno di una moneta; veramente impressionante.

Se poi in città è in corso il gay pride nazionale e hai la fortuna di ritrovartici in mezzo, tutto sembra più allegro e divertente, sebbene le feste svedesi non siano proprio gonfie di adrenalina.

Per la prima volta ho visitato una Coffee Church, un chiesa protestante nella quale, quando non c'è la messa, i fedeli possono intrattenersi bevendo caffè, perché la chiesa è uno spazio che se viene sfruttato solo una volta al giorno, è uno spazio sprecato. Siamo onesti: uno a zero per i protestanti.




Autore: A cura della Redazione

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