30/07/2017 | 11:18

Ci sono delle città che vale la pena visitare per più di un giorno, perchè sono grandi, perchè hanno più arte delle altre, perchè ogni tanto si ha bisogno di riposarsi dalla guida quotidiana...Prosegue il viaggio di Davide Urso e il suo racconto su leccenews24.it.


Davide Urso a Bruxelles


Dal Mondo. Dopo  Mont Saint Michel si arriva in Belgio dunque, nella capitale del Belgio e dell'Europa. Bruxelles ha veramente tanto da offrire, artisticamente e gastronomicamente. Ammirare il “Manneken pis”, il bambinello dalle mille leggende che fa la pipì sorridendo, mentre si assaggia un waffle (incredibilmente a solo 1 €) è una di quelle esperienze che ti rimangono impresse. Anche degustare le patatine fritte più buone al mondo non si dimentica facilmente. Sbagliano gli americani a chiamarle “french fries”, perché dovrebbero chiamarsi “belgian fries” essendo nate qui. Vengono fritte due volte, la prima a bassa temperatura e la seconda a 200° in grasso animale anziché in olio, e il sapore finale è unico, praticamente le nostre patatine non c'entrano nulla!

Si può visitare una città da solo, e si ottiene un certo risultato, oppure ci si può affidare a delle guide, per esempio partecipando a un “Free walking tour”, una passeggiata organizzata da un volontario che racconta con uno stile leggero le storie salienti relative ai principali monumenti; apprendi che nella piazza più barocca del mondo, unica e capace di commuoverti per tanta bellezza, tra una chiesa asimmetrica e un palazzo che era la borsa del pane, in un altro tagliavano le teste a chi protestava, in un altro Victor Hugo scrisse “I miserabili” e pochi anni dopo in quello di fronte Carl Marx e Friedrich Engels scrissero “Il manifesto del partito comunista”. Quella piazza era viva.

Non so se sia il caso di specificarlo, magari si era già capito, ma lo sottolineo ugualmente: il mio non è un viaggio di comodità, ma di improvvisazione e di adattamento. Ogni tanto devo andare in un bar, sebbene non ne abbia voglia, solo per caricare il cellulare e sfruttare il WiFi, altre volte devo sbrigarmi e cercare di un posto in cui fare colazione per utilizzare fare la prima pipì, e, lavandino permettendo, lavarmi i capelli, le ascelle e i denti, per poi ripartire sperando in qualche doccia di fortuna.

Devo alternare la carica del telefono, della batteria portatile e dell'orologio con l'accendisigari della mia auto, la mia Africa, fino al punto in cui una mattina cerco di metterla in moto ma lei si rifiuta, e sembra dirmi “ti è piaciuto scaricarmi la batteria? Mo' vai a cercare qualcuno che ti aiuti con i cavi” (perché, da stupido, non li ho comprati). Fu così che a Bruxelles mi sono dovuto impegnare a cercare un'anima pia che avvicinasse la sua auto alla mia, bloccando la strada, a senso unico, per avvicinare il muso della sua a quello della mia. Dopo aver chiesto inutilmente a venti persone e tre negozi, un italiano, un salentino, un brindisino mi ha aiutato. Viveva lì da quattro anni, mi raccontava, e sembrava felice non smetterò mai di essergli virtualmente grato. Senza il suo aiuto quel giorno non avrei potuto visitare due città.




Bruxelles la Grande Place
L'Atoniom di Bruxelles
Autore: A cura della Redazione

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