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06/03/2017 | 10:41

La scelta di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, di recarsi in Svizzera per porre fine alla propria vita poichè cieco e tetraplegico a seguito di un terribile incidente stradale che non gli ha lasciato speranza, ha nuovamente portato alla ribalta il dibattito sull'Eutanasia.


il caso di dj Fabo ha ravvivato il dibattito sull'eutanasia


Dal Mondo. Io sono per la libertà. Per la libertà di tutti. Per la libertà di cattolici, non-cattolici, non-credenti.Per la libertà di rassegnarsi alla sofferenza e per la libertà di non rassegnarsi. Per la libertà di decidere con se stessi se la vita sia sempre degna di essere vissuta o se a un certo punto non lo sia più (dunque non sia più vita).

La sofferenza psicofisica è indubbiamente una schiavitù. La scienza stabilisce quando questa schiavitù è irreversibile. Il malato, lo schiavo stabilisce quando questa schiavitù è insopportabile.

Nessuno può deciderlo al posto suo. La sofferenza sopportabile per qualcuno può essere insopportabile per un altro. Senza che il primo abbia ragione e il secondo torto o viceversa.
Io sono per la libertà — di tutti — di seguire la propria concezione della vita. E qui si contendono il campo due concezioni: una contraria e l’altra favorevole alla libertà di scegliere se e quando (e magari anche come) porre fine al proprio tempo.

Ma il punto è che le due concezioni della vita non sono parallele, né complementari, né antitetiche. Sono, invece, profondamente asimmetriche, la prima pretendendo di imporsi ai seguaci della seconda.

È il caso di essere più espliciti. La concezione contraria alla libertà di morire vorrebbe che il divieto legale di scegliere se e quando morire fosse imposto a tutti, cioè anche ai seguaci dell’altra concezione. La concezione favorevole alla libertà di morire, di contro, ammettendo che ciascuno possa legalmente disporre di sé, consentirebbe ai seguaci di questa concezione di scegliere se e quando porre termine alle proprie sofferenze, ma, al tempo stesso, lascerebbe ai seguaci dell’altra l’assoluta libertà di seguire la propria convinzione dell’impossibilità religiosa e morale di disporre di sé.

In altri termini, mentre la concezione contraria alla libertà di morire, se tradotta in legge, si imporrebbe inevitabilmente a tutti, la concezione favorevole alla libertà di morire, se tradotta in legge, consentirebbe a tutti di seguire la propria concezione.

Detto questo, può il legislatore di uno Stato laico, ossia uno Stato tenuto a tentare di accogliere e conciliare le diverse concezioni della vita, adottare una concezione che non solo non è quella di tutti, ma che, soprattutto, eclisserebbe completamente l’altra?

Io sono per la libertà. Per la libertà di tutti.
 
di Enrico Mauro (docente di Diritto Amministrativo presso Università del Salento)




Autore: A cura della Redazione

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